Sì, un biplano, esatto.

Ce n'era bisogno?
No, ovviamente no.
"Un uomo senza blog è come un pesce senza bicicletta" dice più o meno il saggio e questi sono tempi in cui ci sono più blog che uomini, pesci e biciclette messi insieme.
E allora?
E allora eccomi qui a fare un altro ennesimo blog nascosto tra i milioni di altri blog. Perché sì. Perché io ho una passione, male comune nella razza umana, e leggere quei pochissimi blog esistenti su questa mia inusuale passione mi ha dato l'energia per arrivare in fondo, mi ha dato emozioni tali che un infermiere potrebbe scambiare per sintomi di epilessia.
Così ecco questo blog: uno tra i tantissimi blog, ma uno tra i pochissimi a parlare di biplani.
E non dei biplani degli eroi o dei pilotoni con carte di credito placcate d'oro. No.
Sono un impiegato, ho una famiglia, ho come tutti mandrie di simboliche nuvole nere che tolgono il sole e a volte mi fradiciano: se ci sono riuscito io può riuscirci chiunque. E un blog che racconta una storia simile non l'ho mai trovato, e se l'avessi trovato, caspita!, mi avrebbe reso felice.
Ho una chance di rendere felice qualcuno, come non approfittarne? :)
Quindi iniziamo: "C'era una volta un biplano..."

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lunedì 14 dicembre 2015

4. Pollo


Hehee, iscritto alla scuola di volo. Se un pilota navigato è un'aquila, un allievo è un pollo.
Pollo Gianni a rapporto!
Ma veniamo ai dati che avevo promesso. Scuola di volo. Tremila e tanti euro. Comprende 33 ore di teoria in aula e 16 ore di volo divise in missioni di 20-30 minuti, di cui almeno 4 missioni da solista.
Sulla carta.
La realtà? Mentre la lezione di volo è individuale, quella di teoria è collettiva. Non conviene iniziare teoria per pochi allievi, meglio aspettare che siano abbastanza da scomodare gli istruttori. E io mi sono iscritto in un periodo totalmente morto, in cui ero l'unico allievo. La crisi economica non aiuta affatto le scuole di volo, anzi, chi vive di insegnamento se l'è passata parecchio male; la scuola dove mi sono segnato, essendo un club senza scopo di lucro, è riuscita a sopravvivere senza altri problemi che le ragnatele sulle sedie degli allievi.
Insomma, ho iniziato a volare e volare e ancora volare con l'istruttore mesi prima di fare la prima lezione di teoria. Poi, quando sono arrivati altri allievi, l'aula ha acceso le luci, i ragni sono stati sfrattati e le slide sono state proiettate sulla parete.

Ma la cosa importante è che avevo iniziato a volare. Wow. E ancora wow. Ovvio, no?: wow.
Sì, tutti si aspettano emozioni meravigliose e senso di libertà. Non voglio fare il disfattista ma per avere questo la cosa migliore è fare un giro in parapendio, non una lezione di volo su un aereo. Il bello del volo a motore è che fai grandi distanze, vai a pranzo a trecento chilometri e la sera sei dagli amici ancora più lontani. Questo il parapendio non te lo dà. Non puoi stenderti nell'erba a sonnecchiare godendo l'ombra sotto l'ala del tuo aereo, non puoi lavorare davvero con le rotte e volare sino a una meta con gli amici. Vuoi godere le gioie del volo? Passa senza dubbio al parapendio. Vuoi vivere il volo? Ecco, allora ti serve un aereo. Differenza sottile, ma non so spiegarlo altrimenti.

Così i primi voli: emozionanti perché erano i primi passi per vivere il volo ma frustranti, per un parapendista di 25 anni di attività.
Strumenti. Troppi strumenti che urlano "dammi attenzione!" tutti in coro. L'istruttore che ammonisce "non guardarli troppo, guarda fuori l'orizzonte". Io che vorrei rispondere "li oscurerei volentieri questi scocciatori con i loro aghi ma questo non è un parapendio, se faccio andare gli aghi oltre le linee verdi qui precipitiamo". Sì, perché volare in un aereo consiste solo nel tenere degli aghi nei loro archi verdi. Come far capire a un pilota di questi trabiccoli che sinora invece avevo volato senza dover pensare, solo affidandomi all'intuito e all'osservazione della natura? I miei strumenti erano stati i falchi e il loro battere o non battere le ali, il fumo che sale, le fronde che si agitano in basso.
Senza contare che col paracoso sali quanto vuoi, io i miei modesti 2690 metri di quota li ho fatti prima di atterrare in spiaggia, mentre con gli aerei ULM puoi volare a solo 150 metri dal suolo nei feriali e, chissà perché, a 300 metri nei festivi. Una caccola. Col para quando sei a 150 metri dici "Uffa il volo è finito" e ti prepari per l'atterraggio.
E i tempi: col para voli finché ti va e c'è aria che sale, di solito diverse ore, spesso ci si porta da bere e un tubicino per fare pipì. Con l'aereo voli solo finché c'è benzina. Un'ora di volo a motore è già tanto, dopo due ore la maggior parte dei mezzi finisce il carburante. Blah.
Emozioni delle prime lezioni? Solo l'immensa gioia di stare finalmente iniziando il percorso che mi porterà verso il mio biplano, che mi aspetta da qualche parte nel futuro.

Prima lezione. Imparare a volare dritto. Lezioni successive. Imparare a salire e scendere. Imparare le piccole virate.
Era inverno, imparare che la pioggia se è debole non è poi un guaio. Imparare che il vento è un cavallo imbizzarrito e va domato sino a che non diventa troppo forte; a quel punto lo si lascia fare e si resta a terra. Imparare che se decolli troppo imbottito o troppo scoperto poi in volo non avrai occasione di aggiustarti il giaccone e dovrai resistere sino all'atterraggio.
Un particolare istruttore davvero in gamba mi fece una lezione di sicurezza volo. "In decollo massima attenzione, se pianta il motore fare la cosa sbagliata significa schiantarsi a terra." Non passò molto tempo e rimasi di sasso nel sapere che si era schiantato a terra proprio in quella situazione. Mi sono domandato a che servissero le lezioni se anche istruttori in gamba come lui, che di certo era l'ultimo sulla Terra a poter fare un errore simile, hanno un destino che dovrebbe essere riservato solo ai polli.
Sì, perché di volo a motore si può morire. Non è come il parapendio (no, non la smetterò di paragonarli, mettiti l'anima in pace) in cui hai mille modi per rimediare ogni situazione e se vieni giù a sasso te la sei proprio cercata e hai fatto non uno ma una catena improponibile di errori madornali che manco mister Magoo sarebbe in grado di replicare. No, col motore basta poco, rimediare agli errori non è facile, se va bene si sfascia l'aereo, se va male, beh, va male.
Ma non per questo deve passare la voglia di volare. Andare in macchina non è certo meno pericoloso, eppure tutti accettiamo di prendere l'auto anche quando potremmo evitarlo, con bambini a bordo e distrazioni come la radio o il telefono a portata di mano. Si accetta il rischio, si fa del proprio meglio, e via.

Ma parlavo delle lezioni.
Vorrei andare veloce, in fondo ogni scuola è un'esperienza differente. Nella mia c'erano diversi istruttori: bene perché l'allievo può confrontare diversi stili di volo (fai la stessa domanda di volo, qualunque essa sia, a dieci piloti e avrai dieci risposte differenti) e prendere il meglio, ma male perché ogni volta che cambiavo istruttore dovevo dimenticare i consigli e i modi degli altri e cercare di accontentare quello di turno, con metodi spesso in contrasto con i precedenti.
Una parola sugli istruttori però la spendo.
Un istruttore non diventa ricco. Anzi spesso lo fa come secondo lavoro, come passione, con un piccolo rimborso spese e basta. Questo fa sì che molti istruttori non siano personcine proprio sane di mente. :)
Ci sono quelli che tirano scappellotti agli allievi che sbagliano una manovra, quelli che urlano, quelli che offendono senza ritegno. A volte ciò è giustificato: per vedere come un allievo se la cava in caso di emergenza un istruttore può iniziare a urlare "Mi sento male, un infarto! Portami subito a terra, presto!" facendo venire un colpo all'allievo. Altri urlano a tutto spiano alla radio, nell'angusta cabina, per far innervosire l'allievo e vedere come continua a volare o come esegue la delicata manovra dell'atterraggio sotto stress.
E' divertente fare l'istruttore. Ma gli psichiatri avrebbero molto su cui lavorare. :)
Ci sono poi i piloti che prendono il brevetto di istruttore solo per sentirsi più importanti e non insegnano mai. "Però potrei farlo". E ci sono storie di istruttori particolarmente attenti alle allieve carine.
Per me un istruttore deve insegnare a volare, e la prima cosa è insegnare la passione all'allievo, che comunque un bel po' già ce l'ha se si è iscritto alla scuola di volo. Deve insegnare la giusta fiducia in se stessi, insegnare prima ad affrontare il pericolo e poi a evitarlo preventivamente. E deve far scendere l'allievo dal mezzo sorridente. Perché si impara a volare il VDS per passione, per puro piacere, non per costrizione.
Ecco un altro inevitabile paragone col parapendio: un pilota di aerei che scende ha sempre l'espressione di Terminator quando recita "I'll be back". Serio, un po' contrito, pericoloso, il pensiero rivolto al motore e all'amico che volava più veloce, che rabbia. Un pilota di parapendio all'atterraggio sfoggia invece 32 denti al sole, a terra come in volo non è affatto raro sentire grida di gioia pura, il pensiero è rivolto solo al prossimo decollo.
Un istruttore dovrebbe insegnare ai piloti come essere un pochino parapendisti. :)

Torniamo a noi. Imparare a volare. Lezioni su lezioni in volo sino ad affrontare il primo vero scoglio: l'atterraggio. Il decollo no, dalla prima lezione un fantastico istruttore mi ha detto "vai", "in che senso vado?" e lui, dietro di me, mettendo tutte e due le sue mani sulle mie spalle anziché sui doppi comandi, "vai, decolla". Ops. Un ripasso imbarazzatissimo a tutte le cose che mi aveva appena detto su come si decolla, "tanto decolla lui, non devo ricordarle", e via. L'aereo si alza quasi da solo. Le mani non si sono mosse dalle mie spalle. Iniezione di fiducia. Ho ancora il dubbio se fossero mani finte ma hanno funzionato.
Ma dicevamo: l'atterraggio. Non è semplice, l'occhio deve prendere i suoi riferimenti e può farlo solo con l'esperienza. E gli aghi devono stare sul verde ma siamo troppo impegnati per dar loro retta.
Il secondo scoglio: il momento del "OK, ora se te la senti vai da solo". Col mezzo della mia scuola, in cui l'istruttore sta dietro ed è invisibile, averlo a bordo o averlo a terra è uguale: comunque sia è presente nella radio, dà istruzioni allo stesso modo. Emozioni? Naa, aghi nel verde, solo sorpresa per l'inatteso applauso una volta a terra, il mondo aeronautico giudica quel passo un momento importante, uno svezzamento. C'è chi dice che ora sei davvero un pollo mentre prima eri solo un pulcino.

E le lezioni di teoria: ecco, queste sono importanti. Capire come funziona è la base per prendere decisioni giuste.
Ogni scuola però ha lezioni differenti, non esiste un vero programma universale. Peccato. Molte scuole invitano gli allievi a ripetere anche anni dopo le lezioni di teoria gratuitamente, per rinfrescare i concetti. O per inculcarli, visto che il 90% degli allievi di una scuola di volo vuole volare, non studiare, e si comporta di conseguenza.
C'è un testo sacro, una noiosissima pesantissima e stracompleta bibbia del volo ultraleggero, il Trebbi, che puntualmente resta chiuso nelle librerie dei polli visto che incute timore. Là si trova tutto ciò che serve a volare se si avesse la pazienza di leggerlo.
Le lezioni spaziano dalle leggi ai motori, dall'aerodinamica alle eliche, dalle trasmissioni radio alla navigazione. La maggior parte sono interessantissime, quel che riguarda poi la sicurezza volo continua a essere un argomento scottante anche dopo il corso, si organizzano spesso lezioni e convegni sul tema, spesso affrontato in maniera sbagliata da burocrati che non conoscono affatto il VDS proponendo soluzioni idiote a problemi mai esistiti.

Intendiamoci, tutto alla fine è un mercato per fare soldi. Capita la scuola che poi tenta di venderti i propri aerei, il convegno sulla sicurezza che tenta di venderti il corso di sopravvivenza, l'istruttore che ti costringe ad acquistare altre ore-volo oltre le 16 della scuola per prepararti meglio all'esame, il produttore che ti crea una moda spacciandola per soluzione a un problema che non avevi ancora preso in considerazione.
E nel mercato sono finiti anche gli aerei, il loro evolversi nel tempo che spinge sempre verso il più performante e complesso togliendo ogni volta qualcosa alla semplicità e al piacere del volo. Ma su questo torneremo poi. E poi a me che m'importa? Io ho già il mio biplano. Prima o poi.

Ora concludo solo con due nozioni: primo, è fantastico imparare a volare in inverno perché quando viene la primavera ti sembra che non esista luogo più bello del cielo. Dopo nubi fango e pioggia ecco sole e prati verdi, è un momento davvero appagante. Persino gli aghi nei loro archi verdi sembrano più buoni. Secondo, nel prossimo post parleremo dell'esame per l'attestato. E temo che mi scapperà di parlare pure dell'AeCI, cosa che vorrei evitare per vivere tranquillo... :)

Insomma, poco prima ero un terricolo. Ora ero un pollo. Prima o poi sarei stato un pilota di biplani.
Non era così male, no?

lunedì 30 novembre 2015

3. Formiamo il pilota

La scuola. Dovevo formare il pilota prima di trovare un biplano.

Scegliere una scuola, un istruttore, non è banale. Significa scegliere la persona nelle cui mani avrei messo la mia vita. Significa che ogni volta in futuro in cui mi troverò in condizioni poco felici dovrò ringraziare quella persona se riuscirò a uscirne o farle fischiare forte le orecchie se dovessi avere problemi.
Avrei dovuto sottoporre ogni scuola, ogni istruttore, a un esame per vedere se era degno della mia fiducia, se potevo mettermi nelle sue mani. Ma un neofita come fa a giudicare un istruttore?

In calce alle riviste c'era una lista di scuole di volo divise per regioni. Intorno a Roma non mancavano. Tante, troppe scuole di volo. Non me l'aspettavo.
Ho iniziato a contattarle scegliendole in base alla distanza, con l'idea di formarmi una pagella di pro e contro di ciascuna scuola così da scegliere la mia.

Le prime figuracce le ho fatte all'aeroporto dell'Urbe: chiedere alle scuole di quel posto se fanno corsi VDS è come entrare nel ristorante più rinomato e chiedere pane e Nutella. Ora lo so. Quindi, prima regola: quello che cercavo era nei campi, non negli aeroporti, per quanto piccoli siano.

Seconda regola: dicendo "Salve, mi interessa il corso di volo" mi aspettavo che ci sarebbe stato un istruttore pronto ad ascoltare come mai ti interessa, cosa cerchi, quale meta hai, così da vedere come possa accontentarti. Macché. In tutte le scuole un "eh. Ah" o qualcosa di egualmente annoiato, monosillabico e disinteressato era seguito dallo sbrigativo "Vieni, facciamo un giro di ambientamento".
Agli istruttori non gliene frega un piffero delle tue aspettative.

Il giro di ambientamento è un volo. Istruttore e potenziale allievo. Ed è il modo per catturare il pollo. Uno che vuole volare si trova in aereo con la cloche in mano e un istruttore che lo guida (l'istruttore non glielo dice ma gli semplifica enormemente il lavoro così il pollo crede che volare sia talmente facile che non avrà problemi a imparare) e preso dall'emozione firma qualsiasi cosa. A corredare la scenografia acchiappaallievi può esserci un diplomino su carta filigranata dove viene inserito il nome del pollo.
Con me, in realtà, il volo d'ambientamento (che comunque ha un costo: circa 50-60 euro per 20 minuti circa, porcavacca) non attacca. Io sono abituato al parapendio, spazi aperti e virate strette con la terra a destra e il cielo a sinistra, trovarmi in quell'abitacolo da utilitaria economica dietro un plexiglass che crea mille riflessi a fare viratine appena accentuate bombardati dal ronzio del motore semmai mi fa l'effetto opposto, un "ma chi me lo fa fare". Datemi un biplano, abitacolo aperto, motore che romba e manovre semiacrobatiche, e ne riparliamo, gente.
Ma il volo d'ambientamento è una manosanta: vedi come si comporta l'istruttore.
Su Youtube (no comment) c'erano delle lezioni di volo. Prima lezione: pianificare a terra il volo. Nessun istruttore incontrato da me l'ha fatto. Seconda lezione: prima di salire su un aereo fare sempre i controlli girandogli intorno e verificando che sia tutto OK, basta un insetto nel tubicino sbagliato per rendere pericoloso un volo.
Così: scartato il primo istruttore, "Vieni, sali, voliamo. Dovrei fare il giro di controlli ma tanto prima hanno volato degli allievi, quindi è tutto OK."
Scartato il secondo istruttore, hop eccoci in acrobazia che c'entra poco con la scuola. Scartata la scuola con un solo aereo e pure maltenuto, scartata la scuola con la pista parallela al mare dove il vento viene sempre laterale rendendo tutto più difficile. Scartata la scuola con prezzi troppo alti e aerei che non mi davano fiducia né piacere. Scartato "noi non siamo una scuola anzi io non sono nemmeno un istruttore ma ti facciamo pagare poco e poi l'esame lo fai presso una scuola amica mia come se fossi stato allievo loro". E intanto giravo il Lazio, scartando e iniziando a capire come non doveva essere una scuola.

Caspita, possibile che non ci fosse un istruttore pronto ad ascoltare le mie esigenze, che non ci fosse una scuola con più di due aerei ben tenuti, che non ci fosse nessuno sincero?
Per caso eccomi a Sutri. Volo di ambientamento e chiacchiere con altri allievi: la scuola, come tutte, dopo l'attestato noleggia gli aerei agli ex allievi. A prezzi assurdi ma comunque più bassi delle altre scuole. E' un club senza scopo di lucro, nessuno lo fa per lavoro ma solo per il piacere di formare compagni di volo. Bello. I compensi vengono spesi nella manutenzione degli aerei. Incentiva i voli alle manifestazioni in giro per l'Italia, è possibile prendere due giorni l'aereo pagando solo le ore in cui ha volato, un istruttore mi dice che non c'è problema poi a insegnarmi ad andare sugli aerei bicicli (questo lo vediamo poi, per ora basti sapere che i biplani che mi interessano sono bicicli mentre tutti gli altri aerei da scuola sono tricicli, con tecniche di decollo e atterraggio differenti). Wow.
Anche gli aerei di questa scuola mi piacciono, l'amico che è con me dice "sembrano piccoli jet", a me non pare ma gradisco la visibilità enorme, il pilota è quasi in punta e l'istruttore dietro di lui, il cupolino totalmente trasparente dà una vista a 340 gradi, con l'elica dietro le ali. Mica male. E ci sono ben tre aerei.

Mi iscrivo.

Poi ahimé pian piano scoprirò che uno dei tre aerei è in manutenzione perenne per prepensionamento del motore, che i prezzi di noleggio si alzano sino a 120 euro l'ora, che i voli alle manifestazioni per vari problemi interni diventano sempre più difficili e che portare via un aereo per due giorni è una cosa più unica che rara. Ah, sì, e quando chiederò di imparare a pilotare il biciclo per passare ai biplani (spoiler!) l'istruttore non saprà come aiutarmi.
Argh.

Ma intanto m'ero iscritto."Vieni, facciamo la prima lezione. Facciamo i controlli e poi si va in volo."



P.S.: mancavano delle informazioni utili. Il corso nel 2013 costava circa 3500 euro (nel mio caso 3450 se pagati subito anziché 3700 rateizzati), nel prossimo post vediamo poi cosa è compreso in quei 3500 euro e cosa non lo è. Promesso.